giovedì 4 marzo 2021

I FUMETTI DELLA FOGNA - 5a PARTE (1979/1980)

 di Francesco Manetti


ATTENZIONE!
Questa quinta parte è l'ultima della mia personale cronologia dei "fumetti della fogna" che verrà pubblicata su "Ultimo istante". La parte conclusiva - quella che si doveva occupare degli ultimi sei numeri della "Voce della Fogna" - potrà essere unicamente letta sul libro "Fumetti e acciaio" (in corso di pubblicazione per i tipi di Amazon), dove la suddetta cronologia apparirà nella sua veste corretta, integrata, completa e definitiva. (f.m.)


Manifesto anti-americano del GUD francese, con il Rat Noir di Jack Marchal


"LA VOCE DELLA FOGNA" E I SUOI FUMETTI - nn. 21/25 - 1979/1980


Per nove anni, fra il dicembre del 1974 e il novembre del 1983, venne pubblicata a Firenze da Marco Tarchi e da un gruppo di suoi giovani collaboratori una fanzine politico-goliardica che fu provocatoriamente battezzata “La Voce della Fogna – giornale differente”, con l'ovvio riferimento polemico allo slogan antagonista che andava di moda allora e che recitava - cantilenato nelle piazze e nei cortei o stampato su manifesti, cartelli e tazebao - Fascisti, carogne, tornate nelle fogne. In tutto uscirono 31 numeri in bianco-e-nero, spillati e con foliazione e periodicità varia, dove gli interventi seri di riflessione ideologica (che facevano riferimento alla corrente europea della Nuova Destra) si alternavano a recensioni librarie, cinematografiche, televisive e musicali, alle rassegne-stampa, a racconti allegorici sulla situazione sociale italiana, a saggistica varia, a tanta satira di costume e politica. E c'era anche tanto fumetto alternativo "di destra", di produzione italiana oppure in traduzione, soprattutto da riviste francesi e belghe. Il Ratto Nero che appare sulla cover del n. 1, intento a uscire dalle fogne, ideato dal fumettista e cantautore transalpino Jack Marchal, diventa la mascotte della rivista - tanto era importante il fumetto per i suoi curatori.
Sul giornale “La Voce della Fogna” si è detto e scritto tanto, nei decenni, in programmi e pubblicazione di ogni riferimento politico; la "destra ufficiale" del MSI di Almirante ha guardato spesso con sospetto alla rivista guidata dal Tarchi; alcune copie (o la loro riproduzione scenica) appaiono persino in una sequenza del film Sangue sparso (Emma Moriconi, 2014), che racconta la strage di Acca Larentia (gennaio 1978) vista da destra.


Jack Marchal, uno dei massimi fumettisti della "Voce della Fogna"



Lo stesso ideatore/direttore/capo è ritornato più volte sull'argomento, in interviste scritte (come quella rilasciata a Nicola Rao nel 2008, per il libro "Il sangue e la celtica" della Sperling & Kupfer) e filmate (come nel documentario "Nero è bello", curato da Giampiero Mughini e trasmesso da RAIDUE nel 1980) e soprattutto nelle introduzioni e nelle note alle due ristampe complete della serie – la prima uscita nel 1991 (copertina rossa, esauritissima e introvabile) e la seconda datata 2019 (copertina nera, delle Edizioni La Vela di Viareggio), dove Tarchi rivela anche molti dei veri volti che all'epoca si celavano dietro pittoreschi pseudonimi.
L'omnibus del 2019 è proprio quello su cui ci siamo basati per stilare la nostra "cronologia ragionata" in sei puntate (questa è la quinta) e per trarre parte delle illustrazioni del corredo iconografico (qui usate con l'unico intento di documentare visivamente e far meglio comprendere le nostre parole). 
La nostra “cronologia ragionata” si occupa quasi esclusivamente dell'aspetto fumettistico del periodico, non tralasciando di menzionare quanto fu scritto sulla "Voce della fogna" a proposito del cinema e della letteratura "di genere" (soprattutto fantascienza e fantasy): è quello infatti che a noi compete, è quello di cui ci siamo sempre occupati fin dal 1988, a partire dalle colonne della fanzine "Collezionare".
Sul foglio fiorentino il testo scritto, il “piombo”, lasciava infatti spesso il campo al fumetto e alla vignetta (o alla striscia) umoristica di stampo “classico”. Del resto, proprio nella già citata intervista televisiva del dicembre 1980, Marco Tarchi, seduto con Giampiero Mughini nello storico Caffé Rivoire di Piazza della Signoria a Firenze, con le copie della VDF (erano usciti fino ad allora 25 numeri) sparpagliate sul tavolino, diceva riguardo all'importanza del “linguaggio fumetto”:

Fin dal primo numero noi cominciammo a pubblicare delle pagine di fumetti, perché riteniamo che abbiano una portata immediata nella comprensione di certi messaggi nei confronti del mondo giovanile.


n. 21 - novembre 1979 ("Gramsci mi è stato utilissimo")

Ultimo numero degli anni '70. Copertina di Jack Marchal, davvero strepitosa, anche come costruzione artistica, quasi "futurista": sullo sfondo di una pagina di giornale che parla di Alain de Benoist e del suo progetto "gramsciano" di egemonia culturale per la Nuova Destra appare un dubbioso Enrico Berlinguer, segretario del PCI. Il fatto che il vecchio sardo Gramsci sia stato utilissimo a De Benoist e alla Nuova Destra conferma al sardo più giovane che di "quel tipo non ci si doveva fidare", proprio come gli aveva detto Togliatti, del quale fu pupillo.


Copertina del n. 21, novembre 1979. Disegno di Marchal



Da notare che il n. 21 esce quasi un anno dopo il n. 20 e che questa è l'unica comparsata della "Voce della Fogna" in tutto il 1979. Il mistero di questa "sparizione" della rivista per 11 mesi di fila viene rivelato nell'interno, e non ha a che fare con attentati o altro: il "kapo" (ovvero Tarchi) era impegnato nel servizio militare! E infatti, firmandosi Miles Gloriosus, stila un divertentissimo pezzo intitolato Avanti... marsch! sulla naja vista da destra.
Dissacrante e spassosissima la striscia intitolata Gli alleati firmata Marchal! Papa Giovanni Paolo II, il polacco Karol Wojtyla salito al soglio pontificio nel 1978 dopo la morte di Luciani, chiede a una bambina che cosa vuol fare da grande; quando la ragazzina gli dice "la prostituta", il papa si scandalizza; ma era un fraintendimento perché il Vescovo di Roma aveva capito "protestante"! Vista l'origine d'Oltralpe della striscia notiamo che la battuta regge benissimo in italiano come in francese.
La tavola autoconclusiva Sogni d'Oriente non è firmata ma, a vedere dallo stile, sembra doversi ricondurre al francese Rémi; siamo nell'Iran della rivoluzione socialista e islamica e la città è tappezzata di manifesti con il faccione di Khomeini; un gruppo di "compagni europei" va in visita nel Paese; tra questi c'è una donna che nel vedere come sono trattate le sue omologhe si mette a piangere.


Cover di un disco di Michele di Fiò, con foto dell'artista

Con un tratto molto simile a quello di Andrea Pazienza - all'epoca colonna di "Cannibale" e del "Male", nato nel 1956 a San Benedetto del Tronto nelle Marche - ecco una divertente auto-pubblicità del cantante e disegnatore Michele Di Fiò, pure lui marchigiano classe 1956; era appena uscito il suo secondo LP, Cervello. Di Fiò, il cui vero cognome era Logiurato, scomparve prematuramente nel settembre 2013. "Il Secolo" ne fece un'ottimo ritratto, che qui riportiamo integralmente:

Adesso Michele saprà cosa c’è ad un passo dal cielo, come cantava nelle sue canzoni. Michele Di Fiò, cantautore che ha accompagnato la generazione ribelle della destra negli anni Settanta, ci ha lasciati sabato. Era nato il 7 aprile (e proprio “Aprile” si chiama una delle sue più belle canzoni) del 1956. Era di San Costanzo in provincia di Pesaro. Il suo cognome era Logiurato, ma aveva scelto il nome d’arte di Di Fiò in omaggio alla moglie che si chiama Fiorenza. Professionalmente aveva iniziato la sua attività verso il 1973, suonando nei piano-bar e nei locali. Fu uno dei primi cantautori alternativi solisti di destra. Iniziò a farsi conoscere, fece provini alla Rca, ma pur essendo bravo e dotato di talento, Michele aveva un grosso handicap: quello di non appartenere alla parte politica “giusta” per fare carriera. Sì, perché come molti altri suoi colleghi dell’epoca, da Fabrizio Marzi alla Compagnia dell’Anello, dagli Amici del Vento agli Zpm, Michele Di Fiò era uno di quelli che, se non fossero stati “fascisti”, sarebbero diventati famosi. Insomma, penalizzati dalla fede. Ma lui non ne voleva sapere, e come dichiarò in un’intervista, era contento che le sue canzoni avessero fatto da colonna sonora a una generazione di “cuori neri” suoi coetanei. Non si mise d’accordo con la Rca per non dover modificare le sue canzoni e sottoporsi alle leggi omologanti del consumismo. Tentò di fare da solo, fondando una casa discografica ed editrice, La Mosca bianca, che ebbe per alcuni anni un certo successo nell’ambiente dei giovani missini. Ma prima, nel 1977, dopo essere andato al Campo Hobbit I, esce la sua prima raccolta autoprodotta, “Seveso e no”, dove oltre ai temi politici si affrontano anche quelli ambientali o semplicemente esistenziali. Nel 1978 esce il suo Lp “Ad un passo dal cielo c’è…”, e nel 1979 “Cervello”, per molti il suo Lp più convincente, con il quale arriva ai primi posti nella speciale classifica della manifestazione “Centocittà”, organizzata da moltissime radio libere italiane. E questo era un successo di cui Michele andava molto fiero, poiché si confrontava con cantautori “normali” e commerciali. Con il suo 45 giri “Rock” inaugura “La Mosca bianca”, del 1980. Il retro era la stupenda “Italia”, il brano che Michele volle dedicare ad Alberto Giaquinto e alla sua storia: “… le auto bruciate e le mani, una piazza sepolta da mille bandiere… oggi è morto un fratello, domani saremo più forti”. Nel 1981 l’ultimo Lp, “Cavalcare la tigre”, che ebbe ugualmente un grande successo, sia pure “underground”, ossia limitato all’ambiente dei giovani del Fronte della Gioventù. Il suo stile era melodico ma nello stesso tempo arrabbiato, era molto bravo con la chitarra, affrontava non solo temi strettamente politici ma nelle sue ballate parlava di amore, di aborto, di società, di femminismo, di emigrazione, di decadenza del sistema (“è la tua condanna a morte, cara vecchia società…”) ma soprattutto di speranza. Il suo più grande cruccio, come ci racconta Fabrizio Marzi, che lo conosceva bene, fu sempre quello di essere stato lasciato solo dalle strutture del partito, l’allora Msi, i cui dirigenti non ebbero la lungimiranza per capire di quale utilità sarebbe stata la creazione di un circuito musicale giovanile alternativo, con tanto di casa discografica, riviste e quant’altro. Chi lo capì, ma non fu ugualmente ascoltato, fu Teodoro Buontempo, che con la sua Radio Alternativa causò un epocale cambiamento nel costume giovanile missino e che, se appoggiato convenientemente dal partito, avrebbe cambiato anche l’incidenza dei missini nella società. Ma, come dice Michele, è veramente difficile cavalcare la tigre…

Il disco Cervello di Michele di Fiò

“Era un poeta, un ragazzo pieno di iniziative di idee”, dice ancora Fabrizio Marzi: “Lo conobbi ad Acireale, a uno spettacolo che facemmo al teatro Maugeri, rimasi colpito dalla sua determinazione e dal suo entusiasmo…”. “Ci siamo sempre sentiti – ricorda ancora l’autore di “Zoo” – , ma lo rividi nel 1995, alla festa nazionale del Secolo d’Italia a Rieti, a un interessante convegno sulla musica alternativa. Lui comunque era estremamente deluso da tutto il nostro mondo politico…”. Nel 2007 Michele Di Fiò in un’intervista, fece una lucida e forse profetica analisi su gran parte del mondo post missino: “Politicamente la sinistra ha sempre aiutato, promosso e pagato artisti della loro area; per quanto riguarda la destra è stato solo un problema di soldi o per non esporsi, o per che cosa? La Destra (…) non è abituata alle grandi cose, salta fuori solo al momento opportuno quando c’è qualcosa da prendere. Qualcuno pensa ancora che la maggioranza di questi sta su quel carro per la Fede? No, c’è sempre, sempre un tornaconto, basta cercare e lo si trova. Per questo è importante essere liberi, non essere costretti”. Di questa sua autentica rabbia restano oggi le sue canzoni, i suoi versi, la sua sensibilità che arricchirono la musica alternativa accompagnando nei suoi sogni la generazione degli anni di piombo. Viveva in campagna, con la sua adorata famiglia, la moglie Fiorenza e le sue figlie Valentina e Debora, diceva di non rimpiangere nulla e di aver avuto una vita felice. “Posso dire che nella vita ho fatto esattamente ciò che ho voluto, non ho mai timbrato cartellini e non sono mai stato a busta paga di nessuno. Penso di avere vissuto una esistenza libera e senza condizionamenti”, disse nell’intervista citata. Se a lui è rimasta la rabbia di non aver avuto abbastanza da un certo mondo politico, è vero però che quella comunità umana alla quale lui apparteneva ha avuto moltissimo da lui, e lo ringraziamo con le parole della sua canzone forse più bella, “Italia”: “Il tuo ultimo bacio ed un ciao…”.

Torna "Il rammollito" di Rémi, con i suoi topastri bianchi: uno di loro, per finanziare il movimento, vorrebbe lanciare una "falsa sottoscrizione per innalzare un monumento a... Adolfo e Benito". Il fatto che ci siano dei ratti nel fumetto di Rémi è una sorta di omaggio a "Les Rats Maudits", i Ratti Maledetti e Neri di Jack Marchal; nella versione originale il “rammollito” è “Le Rat Molli”, ovvero “il topo molliccio”, ma suona come “ramolli”, cioè “rammollito”, per l'appunto; "Le Rat Molli", inoltre, si pronuncia in francese quasi come "Les Rats Maudits" ("le ra-molì" e "le ra-modì"); a riprova della vicinanza culturale e artistica dei due vignettisti nel 2009 esce in Francia per i tipi di Auda Isarn il volume (oggi introvabile) Casques à cornes et manches de pioches, con la raccolta completa delle strisce di “Les Rats Maudits” e “L'Histoire de la civilisation” di Jack Marchal, di “La Bande à Balder” di Rémi e di “Auda” di Diocletien.


La raccolta francese dei maggiori fumetti della destra radicale


Una vignetta con il Ratto Nero di Marchal illustra "i misfatti della Nuova Destra": come azione di "biopolitica" il Nostro piscia dentro il Tevere!
Ancora Rémi con la tavola autoconclusiva La storia in controluce: Bumedien, dittatore dell'Algeria dal 1965 è in fin di vita all'ospedale e i dottori stanno discutendo se staccare o no la spina; forti sono in loro le remore religiose; ci penserà una donna delle pulizie, che proprio in quella presa doveva collegare il suo aspirapolvere. La tavola è del 1978: Bumedien morì infatti nel dicembre di quell'anno, dopo oltre un mese di coma.
Tomaselli mette in scena nella sua consueta colonna l'agente infiltrato con gli occhiali da sole, il contestatore di sinistra e il radicale di destra - che, nella battuta finale ("l'ultimo spenga la luce"), riporta un cliché della politica usato dai conservatori britannici negli anni settanta e poi rispolverato nel 1989 alla caduta del Muro di Berlino, e così via.
Di nuovo Rémi con "La banda Balder", versione italiana di "La Bande à Balder": l'accampamento dei "vichinghi" identitari europei è sotto attacco da parte dei "democratici"; si nota, in questa tavola datata aprile 1979, una certe evoluzione nello stile e un tratteggio più sicuro e raffinato rispetto alle pubblicazioni precedenti.
Nella rubrica "In ascolto" appare un'entusiastica recensione del numero doppio 5/6 (settembre 1979) di "Dimensione cosmica", prozine che sfoggiava tantissimi nomi della cultura legati in qualche modo al fantasy, alla fantascienza, alla tradizione e alla letteratura di genere in senso lato: Cardini, Pagetti, De Turris, Fusco, De Anna, Tarchi, Lippi, etc. Se ci consentite una civetteria personale, possiamo dire di averne conosciuti diversi, di questi straordinari nomi, e di uno di essi (Giuseppe Lippi), possiamo vantarci addirittura di essere stati amici (seppur per breve tempo)...

La striscia firmata Bardamu (Manlio Triggiani)



Chiude i fumetti del n. 21 una colonna firmata Bardamu, pseudonimo di Manlio Triggiani, con riferimento al protagonista del romanzo autobiografico Viaggio al termine della notte di Céline; e infatti il barbuto personaggio della striscia dice che Céline, Drieu, Spengler e Nietzsche erano tutti "comunisti a loro insaputa" e che qualcuno "avrebbe potuto almeno avvisarli"; è un'eco dell'egemonia culturale gramsciana, per cui la sinistra tende ad avocare tutto a sé, a maggior ragione quando si parla di cultura "alta"; Triggiani, classe 1955, dottore in giurisprudenza, è un noto giornalista a livello nazionale, esperto in favolistica e in letteratura di genere.


n. 22 - febbraio 1980 ("La sinistra perde l'egemonia intellettuale")

Primo numero degli anni '80, che vedranno purtroppo il diradarsi delle uscite e poi la fine della gloriosa rivista fiorentina; e anche al fumetto verrà purtroppo dato sempre meno spazio...
Copertina beffarda di Jack Marchal: la sinistra (incarnata in una scimmia) perde l'egemonia culturale, ma ritrova... l'autenticità; il quadrumane mancino si spulcia e si gratta allegramento seduto su un tomo, Che fare?; si tratta di un pamphlet politico scritto da Lenin agli inizi del XX secolo; la classe operaia russa, opportunamente guidata da rivoluzionari di professione importati dall'esterno, potrà compiere la rivoluzione tramite la formazione di un partito rivoluzionario.

Cover del n. 22, febbraio 1980. Disegno di Marchal



Nella sezione "Ciak" della rubrica "Quando sento parlare di kultura" appare la recensione del film d'animazione Il signore degli anelli, girato dall'allora quarantenne Ralph Bakshi nel 1978; si trattava del grande regista di Fritz il gatto, vate del cartooning alternativo; per problemi legati alla produzione il sequel del film non fu mai realizzato e infatti quello del 1978 copre solo il primo romanzo e metà del secondo della trilogia tolkieniana; la tecnica usata era quella classica del rotoscopio, usata fin dai tempi di Biancaneve, per cui attori in carne ed ossa venivano filmati e la pellicola veniva ricalcata a mano su acetati posti su lastre di vetro, per dare l'effetto di un cartone animato molto, molto realistico; vediamo adesso cosa ne pensavano i redattori della "Voce della Fogna":

Tolkien in mano a Bakshi, ovvero come farsi dei nemici. (...) Le spade si sono incrociate, fra i sostenitori dell'animazione e i delusi della mancata comprensione: val più un Aragorn ciociaro o un Cavaliere da Guerre Stellari? La goliardica ridda di tipacci di Brea o il disneysmo di Barbalbero? Eppoi che dire del dramma di accenti e pronunce, con Smigol ed Eokin e i sibili svaniti di Gollum? Pure, in un prodotto da business hollywoodiano, non tutto è da buttare. E per un Gandalf che da grigio si fa bianco senza commento alcuno, quanti spiragli di vita offerti a occasionali spettatori? Quanti ammiccamenti del fascino della saga dietro le mille smorfie umane del viso di un Frodo pur più ometto che Hobbit?

Il Signore degli Anelli di Bakshi, nel poster originale dell'epoca

Nella consueta tavola della serie "Il rammollito" di Rémi, i topastri bianchi discutono sul loro capo finito in galera per colpa di "un giudice compagno"; divertenti le allusioni alla Polonia e al Papa polacco.
La quarta parte di "Trama Nera" di Mister Misterius, che arriva dopo ben 14 mesi la pubblicazione della terza puntata (apparsa su n. 22 di fine 1978), viene spostata verso l'interno della rivista; ritornano i personaggi del Gruppo TNT bunkeriano - Alan Ford, Bob Rock e gli altri - usati come maschere per dissimulare i protagonisti della destra radicale ed extra-parlamentare degli anni '70.
Di altissimo livello la prima puntata in tre tavole del fumetto La via più breve verso il paradiso, firmato Prik, autore che si inserisce mirabilmente nella corrente della "linea chiara"; un giornalista di estrema sinistra dell'Europa occidentale, che nella versione italiana Ivan Piperno del quotidiano "Il nuovo mattino" (un'evidente parodia del giornalista e studioso Franco Piperno, uno dei fondatori di Potere Operaio), prende l'aereo per Berlino Est, con lo scopo di illustrare ai suoi lettori le delizie del paradiso socialista; troverà nella DDR una sorta di stato poliziesco, feroce ma grottesco, parodia comunista degli stati totalitari degli anni '30 e '40. Prik è lo pseudonimo di un fumettista belga di nazionalità fiamminga; i suoi lavori "militanti" sono apparsi prima su "Alarm", la rivista del Vlaamse Militanten Orde (VMO), e poi su "Haro".

Una tavola di Prik pubblicata sul periodico "Haro"

La consueta striscia in colonna di Tomaselli parla dei 600 detenuti politici nelle carceri italiane, citando un'affermazione di Cossiga, per cui in Italia non vi sarebbero detenuti "politici". A fianco, divisa in tre vignette, ecco una striscia di "Hagar l'orribile", il vichingo creato nel 1973 dal fumettista americano Dik Browne (1917 - 1989). Due pagine dopo compare un'altra striscia del Tomaselli: l'agente segreto parla del "dissenso fascista" e il contestatore della destra radicale dichiara che i camerati finiscono nei gulag.


n. 23 - giugno 1980 ("Il terzo mondo ha bisogno di voi")

Cadenza bimestrale ormai archiviata ed ultimo numero con l'indicazione in copertina del mese di uscita. La copertina di Jack Marchal raffigura un uomo comune che fa il "gesto dell'ombrello" al Terzo Mondo.
Curiose e divertenti (anche se un po' troppo artigianali, "amatoriali" nella grafica e nel lettering) le strisce di "Nerone il più duro del rione" firmate Gollum; il protagonista è un'attivista di una sezione romana del MSI che partecipa ai Campi Hobbit, suona musica alternativa, e si occupa a modo suo di cultura e di sport.

Cover del n. 23, giugno 1980. Disegno di Marchal



Nella seconda puntata del fumetto La via più breve verso il paradiso dell'artista fiammingo Prik, l'atmosfera di Berlino Est si fa sempre più calda per l'ingenuo e tesdardo giornalista comunista Piperno, che proprio rifiuta di ammettere, di fronte all'evidenza, che la DDR è una dittatura pericolosa per tutti (e in particolar modo per i "compagni" occidentali); alcuni oggetti "non conformi" al regime presenti nella sua valigia (un dopobarba, una copia di "Playboy" e soprattutto il Libretto rosso di Mao) rischiano di farlo finire in gattabuia; per evitare ciò se la dà a gambe, continuando però a registrare sul suo magnetofono portatile commenti entusiastici e assolutori verso la DDR, i suoi sgherri e il suo famoso "muro della pace", paragonabile artisticamente alla Grande Muraglia cinese.
Ottima da un punto di vista grafico una striscia senza titolo, frammentata in quattro vignette diverse poste in diagonale sulla pagina; ci sono due elettori del MSI, di età diversa; quello vecchio si lamenta perché Rauti è troppo estremista mentre al giovane non va giù Almirante, da lui ripudiato un "commediante"; e così i due scontenti si tirano la zappa sui piedi votando... il radicale Pannella! La striscia è firmata AK80: si tratta con ogni probabilità del primo lavoro del disegnatore fiorentino Alfio Krancic per "La Voce della Fogna". Krancic è forse il più noto vignettista dell'area di "destra" in Italia. Leggiamone la biografia sul suo blog personale:

Alfio Krancic nasce a Fiume il 1° marzo 1948. Nel 1949 si trasferisce con la sua famiglia a Firenze. Trascorre la prima parte dell’infanzia in un campo profughi dove vengono raccolti i giuliani-dalmati, italiani esuli dalla Grecia e profughi provenienti da altri paesi europei. Nel ’54 lascia il campo profughi stabilendosi in una casa nei dintorni di Firenze. Krancic negli anni settanta, dopo un inizio satirico su giornaletti studenteschi ciclostilati, comincia a collaborare con periodici giovanili legati alla destra, come “Linea” diretto da Pino Rauti e “La voce della Fogna”, diretta da Marco Tarchi. Negli anni ottanta la passione per la satira diventa una vera e propria professione e inizia una lunga carriera su quotidiani nazionali. Nel 1988 pubblica su “La Gazzetta di Firenze”, nel 1990 su “Il Secolo d’Italia” e nel 1992 Vittorio Feltri lo chiama a “L’Indipendente” e poi nel 1994 a “Il Giornale”, dove tutt’ora pubblica una vignetta quotidiana. Krancic ha inoltre collaborato per la pagina fiorentina de “La Repubblica”, con “L’Italia Settimanale”, “Il Giornale di Bergamo”, “Il Corriere Adriatico” ed altre testate minori. Ha partecipato a numerose trasmissioni televisive sulle reti nazionali della RAI. Ha pubblicato cinque raccolte di vignette e una raccolta di racconti fantasatirici: Matite Furiose (1994), Titanic Italia (1996), Guerre stellari (1999), Scherzi d’Autore (2004), La grande invasione (2014).

Francesco Manetti e Alfio Krancic, a Firenze, nel 2017, a parlare di Disney e Mussolini...



Nel 2017 chi scrive ha condotto insieme a Krancic, presso la sede del Rifugio del Ghibellin Fuggiasco a Firenze, una serata su "Disney e Mussolini".
Il contestatore di Tomaselli prende il posto dell'artista che lo ha creato e disegna nella striscia-colonna le inferriate di una cella del carcere, esempio lampante di democrazia all'italiana.
Riguardo a "Trama Nera", nel n. 18 del giugno 1978 Marco Tarchi aveva sperato "nel sopravvivere in qualche propaggine dell'ambiente di una briciola di senso dell'umorismo"; ciò evidentemente non era avvenuto, e due anni dopo il direttore chiude alla quinta puntata la controversa rubrica di Mister Misterius, dove quelli che lui chiama "camerotti" (camerati-galeotti) avevano usato i personaggi dell'universo di "Alan Ford" per raccontare "le tragicomiche vicende della nazionaleversione"; i virgolettati riportano le parole usate da Tarchi nelle due divertentissime introduzioni alla prima e all'ultima puntata di "Trama nera".


n. 24 - estate 1980 ("Figli dell'Impero")

Si tratta del primo numero della rivista a "cadenza stagionale" (con indicazione "giugno-luglio 1980" nel colophon interno). Appare qui l'ultima copertina realizzata dall'artista francese Jack Marchal per "La voce della fogna", il cui nero "ratto maledetto" aveva fatto per anni da mascotte; un bel Mussolini dichiara che strozzerà chiunque osi anche fischiettare Faccetta nera, visto che ormai l'Italia è popolata da 500.000 africani. Roma era ormai così poco "romana" nel 1980 che le era persino caduta la "R" dalla sigla SPQR (Senatus PopulusQue Romanus)!


Cover del n. 24, estate 1980. Disegno di Marchal

Parlavamo di "rarefazione" del fumetto negli ultimi numeri della "Voce della fogna" e su questo n. 24 ci sono infatti solo tre appuntamenti fumettistici...
Secondo appuntamento con la quartina di strisce della serie "Nerone il più duro del rione" di Gollum; il nostro missino attivista di sezione si traveste per carnevale da "radical-chic", si trasforma in un Mr. Hyde ebreo bevendo succo di pompelmo israeliano Jaffa, corre più veloce della Celere come Superman correva più veloce della luce e trova una singolare pietra filosofale.
Nella sua striscia Tomaselli ci presenta il contestatore della destra radicale che fiuta a naso gli agenti infiltrati a causa dell'odore di... "digossina"; la digossina è un farmaco per il cuore, ma nel caso della striscia di Tomaselli il termine non viene usato in questo senso ma nasce dalla fusione fra DIGOS (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali della Polizia di Stato) e "diossina", sostanza chimica letale, essendo ancora vivo nel 1980 il disastro di Seveso del 1976.
Nella terza e ultima parte del fumetto in nove tavole La via più breve verso il paradiso di Prik, grande artista fiammingo della destra radicale, viene finalmente rivelato il vero significato del titolo; il giornalista di estrema sinistra che era andato a Berlino Est per magnificare la vita della DDR è costretto a fuggire scavalcando il Muro, saltando in aria sulle mine e schivando i proiettili dei Vopos; annegherà però nella Spree e il giornale italiano per cui lavorava riporterà la notizia in un trafiletto: "Agente della CIA trovato annegato al Muro di Berlino"; aveva dunque raggiunto davvero il paradiso, passando per la via più breve!

Il n. 1 della rivista "L'Altro Regno", novembre 1980



Nella rubrica "In ascolto" si parla della rivista "L'altro regno":

No, non quello dei cieli (e degli inferi) al quale tutti siamo chiamati - che ci volete fare? Questa è nientedimeno che una rivista bimestrale di informazione libraria diretta da Martino & Morganti. Ma come, vi chiederete, una fetida concorrente del nostro "Diorama"? Non sia mai. Completamente dedicata alle attualità bibliografiche nel campo della fantascienza, fantasy, horror, mitologia, esoterismo, tradizione. "L'altro regno" vi propone un viaggio nel fantastico attraverso editoriali, recensioni, fanzines, le immancabili offerte librarie. Marchi di qualità assicurati: direttore responsabile Gianfranco De Turris, altri collaboratori di ottimo ordine. troppi da citare, ma se vi diciamo Avallone, Cersosimo, Croppi, Guidetti, Tarchi, Voglino, Volpe, per fessi che siete ne avete per capire.


n. 25 - autunno 1980 ("Satana fuorilegge")

Sulla copertina viene indicato "autunno 1980" come periodo di uscita, ma nel colophon interno il numero è datato più esattamente "settembre-ottobre 1980". Sulla cover non firmata ecco Satana in persona, colpevole della "strategia della tensione" e degli attentati esplosivi, con particolare riferimento ai fatti di Bologna del 2 agosto 1980, quando fu piazzata una bomba alla Stazione Centrale, la cui paternità, seppur incerta, è stata fin dall'inizio, quasi per dovere costituzionale, attribuita ai "fascisti"; il popolo chiede che questo demonio sia messo fuorilegge, esattamente come la sinistra voleva che fosse dichiarato fuorilegge il MSI negli anni '70.

Cover del n. 25, autunno 1980



Nella sezione "Ciak" della rubrica "Quando sento parlare di kultura" il film L'impero colpisce ancora, seguito di Guerre Stellari, viene impietosamente stroncato dai redattori, facendo un parallelismo positivo fra il primo film e Il signore degli anelli di Ronald Tolkien e un parallelismo negativo fra il secondo film e l'America guerrafondaia di Ronald Reagan:

Già. Di Ronald ne conoscevamo due. E se "Guerre Stellari" aveva preso in prestito dal primo, il vecchio e pacifico mago di Oxford, il profumo delle mille magie della fantastica Terra di Mezzo - per proiettarne gli effetti nel futuro più avanzato -, in questo seguito non riusciamo a trovare granché di più di una rancida muffa cowboy in salsa Reagan. Laddove il Lucas produttore-regista aveva saputo insinuare riferimenti di fantasia, il Lucas nuovo stile e il suo regista-golem piantano mostri meccanici e meri effetti di facciata. Sì, certo, resta un po' di divertimento neppure a buon mercato (dipende dalla visione), ma di saga neanche l'ombra. Dai goffi destrieri alle corse folli e sgraziate fra caccia spaziali e asteroidi, dall'avventuriero sbruffone riciclatosi in play-boy graduato dell'esercito ribelle sino alla principessa trasformata (senza una virgola di regalità) in elettricista - dama di compagnia - bambola a tempo perso spupazzata dal simpatico mascalzone di turno, tutto è trovata casuale, pacchianeria, plagio. Quindi, date retta e non fatevi incastrare: perché, una volta svelato il colpo ad effetto (sì: il nero e malefico eroe negativo è il padre del brufoloso giovane buono!) e mozzata da una spada-laser la mano destra - ma presto sarà trasferita a sinistra: prodigi della tecnologia stars-and-stripes! - un terzo polpettone è assicurato. Grazie, zio Sam: preferiamo l'altro Ronald e le plastiche magie colorate delle sue "Lettere a Babbo Natale"!

Il secondo capitolo della saga di "Guerre Stellari"



Beh, noi siamo sempre stati di diversa opinione e consideriamo il secondo capitolo della trilogia originaria di "Star Wars" un'ottimo film di fantascienza, seppur maggiormente "d'azione" e meno "poetico" rispetto al primo; e ci chiediamo se anche l'anonimo redattore di questa recensione, visto che "La voce della fogna" era una rivista gigliata, era in sala con noi, in quel settembre 1980, al cinema Gambrinus di Firenze...
Nella striscia di Tomaselli gli agenti infiltrati della DIGOS, i celerini e i magistrati si preparano ad affrontare le Brigate Rosse... mostrando il deretano, piegati a 90 gradi!
Ispirandosi a "Il Male" i redattori della "VDF" pubblicano una falsa e spassosa edizione del quotidiano del MSI "Il Secolo d'Italia". "Il Male" fu, fra il 1978 e il 1982, una delle più importanti riviste di satira politica nell'area di sinistra; grande spazio veniva dedicato al vignettismo e al fumetto, con autori del calibro di Vincino, Vauro, Pino Zac, Vincenzo Sparagna, Cinzia Leone, Tanino Liberatore, Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Filippo Scòzzari, etc.; dall'esperienza del "Male" nacquero prestigiose riviste alternative a fumetti come "Cannibale", "Frigidaire", "Frizzer", "Tempi Supplementari" e via dicendo; il falso "Secolo" fa riferimento ai falsi quotidiani, realizzati con stile impeccabile, che "Il Male" talvolta distribuiva in allegato; memorabile quello di "Repubblica", con Ugo Tognazzi (che si prestò allo scherzo per le foto) arrestato in qualità di capo delle BR!

"La storia della civiltà" di Marchal: una tavola dalla prima parte, La Genesi.


Fra i più noti e più alti momenti fumettistici della "Voce della fogna" c'è sicuramente La storia della civiltà di Jack Marchal, della quale appare sul n. 25 la prima parte del primo capitolo, intitolato La genesi. Si tratta della traduzione italiana di un'opera di Marchal apparsa in Francia nel 1975, intitolata Histoire de la civilisation racontée aux enfants: ovviamente il riferimento ai bambini è puramente ironico, visti i numerosi ammiccamenti a un parco lettori adulto (uccisioni brutali, sesso, etc.). Nella satira di Marchal i pitecantropi che si sarebbero poi evoluti in Homo Sapiens erano fautori di un "comunismo primitivo; Adamo, il primo uomo evoluto e intelligente, esiliato dal paradiso comunista degli idioti scimmioni antropomorfi comunisti, usa per la prima volta nella storia un'arma (un osso di antilope) per uccidere uno di questi pelosi "compagni"; lasciato il paradiso comunista, Adamo trova Eva e si accoppia con lei "con impegno anticomunista" sognando di ribaltare tutti i vecchi valori dei pitecantropi (democrazia, idiozia e comunismo).


(fine della 5a parte)

Francesco Manetti

martedì 2 febbraio 2021

I FUMETTI DELLA FOGNA - 4a PARTE (1977/1978)

di Francesco Manetti


"LA VOCE DELLA FOGNA" E I SUOI FUMETTI - nn. 16/20 - 1977/1978


Per nove anni, fra il dicembre del 1974 e il novembre del 1983, venne pubblicata a Firenze da Marco Tarchi e da un gruppo di suoi giovani collaboratori una fanzine politico-goliardica che fu provocatoriamente battezzata “La Voce della Fogna – giornale differente”, con l'ovvio riferimento polemico allo slogan antagonista che andava di moda allora e che recitava - cantilenato nelle piazze e nei cortei o stampato su manifesti, cartelli e tazebao - Fascisti, carogne, tornate nelle fogne. In tutto uscirono 31 numeri in bianco-e-nero, spillati e con foliazione e periodicità varia, dove gli interventi seri di riflessione ideologica (che facevano riferimento alla corrente europea della Nuova Destra) si alternavano a recensioni librarie, cinematografiche, televisive e musicali, alle rassegne-stampa, a racconti allegorici sulla situazione sociale italiana, a saggistica varia, a tanta satira di costume e politica. Sul giornale “La Voce della Fogna” è stato scritto tanto; alcune copie (o la loro riproduzione scenica) appaiono persino in una sequenza del film Sangue sparso (Emma Moriconi, 2014), che racconta la strage di Acca Larentia (gennaio 1978) vista da destra.


Marco Tarchi e Giampiero Mughini seduti al Caffè Rivoire di Firenze con le copie della Voce della Fogna sul tavolino. Intervista trasmessa dalla RAI nel dicembre 1980 


Lo stesso ideatore è ritornato più volte sull'argomento, in interviste scritte (come quella rilasciata a Nicola Rao nel 2008, per il libro "Il sangue e la celtica") e filmate (come nel documentario "Nero è bello", curato da Giampiero Mughini e trasmesso da RAIDUE nel 1980) e soprattutto nelle introduzioni e nelle note alle due ristampe complete della serie – la prima uscita nel 1991 (copertina rossa, esauritissima e introvabile) e la seconda datata 2019 (copertina nera, delle Edizioni La Vela di Viareggio); l'omnibus del 2019 è quello su cui ci siamo basati per stilare la nostra "cronologia ragionata" in sei puntate (questa è la terza) e per trarre parte delle illustrazioni del corredo iconografico (qui usate con l'unico intento di documentare visivamente e far meglio comprendere le nostre parole); una “cronologia ragionata” che si occupa però quasi esclusivamente dell'aspetto fumettistico del mensile, quello che a noi compete; sul foglio fiorentino il testo scritto, il “piombo”, lasciava infatti spesso il campo al fumetto e alla vignetta (o alla striscia) umoristica di stampo “classico”. Del resto, proprio nella già citata intervista televisiva del dicembre 1980, Marco Tarchi, seduto con Giampiero Mughini nello storico Caffé Rivoire di Piazza della Signoria a Firenze, con le copie della VDF (erano usciti fino ad allora 25 numeri) sparpagliate sul tavolino, diceva riguardo all'importanza del “linguaggio fumetto”:

Fin dal primo numero noi cominciammo a pubblicare delle pagine di fumetti, perché riteniamo che abbiano una portata immediata nella comprensione di certi messaggi nei confronti del mondo giovanile.


n. 16 - dicembre 1977 (60 anni fa: la Rivoluzione Russa) 

Anche l'ultimo numero del 1977 sfoggia una caustica copertina di Jack Marchal: per il sessantesimo anniversario del colpo di stato leninista il grande disegnatore francese sceglie di rappresentare beffardamente un gulag sovietico.

Copertina del n. 16, dicembre 1977. Disegno di Marchal



Torna il Gamotta, in libera uscita da “Re Pubica”, con le due esilaranti tavole di “Indagine di un funzionario al di sopra di ogni sospetto” (datate 1971): si tratta del Dottor Duepesi ("sostituto sottoprocuratore aggiunto sottoincaricato in seconda") che indaga sulle piste nere; le città vengono messe al setaccio, passate al pettine fitto per scovare il pericolo fascista; cadono nella rete preti (la loro berrettina viene infatti scambiata per un fez), alpini (a causa del loro patriottismo), scolari delle elementari (per il loro grembiule nero) e persino la personificazione degli USA, Uncle Sam (visto che le SAM erano le Squadre Azione Mussolini); alla fine Duepesi si rivelerà essere il più fascista di tutti!

L'inizio del nuovo fumetto del Gamotta sul n. 20



Terminata la saga del Ratto Nero di Marchal, “La Voce della Fogna” inizia a ospitare un altro celebre fumetto della “destra identitaria” francese: si tratta della “Banda Balder”, tratta dalla rivista “Balder” di Emmanuel Ratier (1957 – 2015); secondo Marco Tarchi il disegnatore del fumetto, con lo pseudonimo di Rémi era proprio Ratier, e così ne parlava su “Il primato nazionale” il giornalista Armando Scianca in occasione della prematura morte:

Nato il 29 settembre 1957 ad Avignone, Ratier aveva praticamente consacrato tutta la sua vita alla militanza e alla controcultura. Studente all’università di Rouen, era presto diventato dirigente del Front de la Jeunesse di Normandia, organizzazione giovanile del Parti des Forces Nouvelles. Qui aveva ideato "Balder", un periodico regionale di ispirazione nazionalrivoluzionaria, prima di una lunga serie di iniziative editoriali. Diplomato al Centre de Formation des Journalistes di Parigi, ha poi lavorato per diverse testate, tra cui "Le Spectacle du Monde", "Le Figaro Magazine", "National Hebdo", "Le Crapouillot", "Valeurs Actuelles" e "Minute". Era succeduto al defunto Yann Moncomble a capo della casa editrice Faits et Documents, stesso titolo di una lettera di informazione bimestrale con cui da tempo Ratier informava i suoi contatti dell’attualità politica, anche nei suoi aspetti meno conosciuti al grande pubblico. Era anche titolare, dal 2008, di una sua trasmissione su Radio Courtoisie. Dal 2005 era diventato anche animatore della libreria Facta, in pieno centro a Parigi. Un vero presidio di cultura anticonformista, tanto da attirarsi le attenzioni dell’antifascismo militante, che solo negli ultimi tempi aveva assaltato il locale ben due volte, nel dicembre 2013 e nel febbraio 2014. Specializzato in inchieste sulle lobby e sui gruppi di potere, aveva dato qualche grattacapo a Manuel Valls, con il suo saggio Le Vrai Visage de Manuel Valls. Si tratta di uno dei rari casi in Europa in cui il presidente del Consiglio viene messo in serio imbarazzo da un’inchiesta proveniente dagli ambienti identitari e non conformi. La sua presenza, in tutti gli avvenimenti politici e metapolitici di rilievo della scena nazionalista francese, era una costante, anche se spesso era discreta, volta unicamente al contributo disinteressato, come si addice a un uomo di milizia.


Sopra e sotto: Emmanuel Ratier e la sua fanzine "Balder" (n. 11, giugno 1978)



I protagonisti della striscia “La Banda Balder” sono un gruppo di facinorosi giovani vichinghi (e non a caso Balder o Baldr è un dio solare della della tradizione norrena), pagani e idealisti, che potrebbero o dovrebbero essere “soldati politici” europei; nella loro prima avventura (datata gennaio 1977) decidono di derubare nientemeno che i re Magi!

Una rappresentazione del dio Baldr



La prima puntata del serie "La banda Balder" di Rémi (E. Ratier), 1977



Particolarmente divertente la tavola singola della serie “Scene di caccia” di Frantz (che si alterna a Crunch): un giovane della sinistra giovanile si incontra su terreno neutrale con un omologo di destra; i comunisti sono passati dalla politica del pugno chiuso a quella della mano tesa; i fascisti hanno invece abbandonato il braccio teso per... il pugno nello stomaco.


n. 17 - aprile 1978 (La democrazia si apre al dialogo?)

Torna il Ratto Nero, con la copertina di Marchal: il Nostro afferma che “la democrazia è una cosa troppo seria per lasciarla ai soli democratici”.

Copertina del n. 17, aprile 1978. Disegno di Marchal



Sempre firmata Marchal (con la scritta “feb. 78 - Firenze”) è la tavola autoconclusiva “La rivoluzione!”, nella quale mentre la radio trasmette la cronaca in diretta di un golpe (rivoluzione fascista?) che sta interessando l'Italia un italiano medio, lettore del “Corriere della Sera”, se ne sbatte i maroni del "colpo di stato" e si indigna per una notizia sportiva: Bettega infortunato. Salterà i mondiali?. Il riferimento è ai Mondiali di calcio del 1978 che si tennero in Argentina (l'Italia arrivò quarta); la radiocronaca cita, fra gli altri, Marco Pannella (che chiede asilo politico in Vaticano), Mario Tedeschi (fra i fondatori di Democrazia Nazionale e direttore del settimanale “Il Borghese”; nel 2020, a quasi 30 anni dalla morte del senatore e a 40 anni dai fatti, Tedeschi è stato coinvolto nella strage di Bologna del 1980), i repubblicani (che evacuano Genova via mare), Hua Kuo Feng (il successore di Mao, il primo a congratularsi con il “governo provvisorio” italiano) e Gianni Agnelli (presidente della FIAT).

Il beffardo finale della tavola La rivoluzione!



Segue la consueta striscia in colonna di Tomaselli, dove il protagonista descrive l'allestimento di una bomba Molotov secondo il libro Curcio: la buona cucina (Mario Curcio è uno dei fondatori delle Brigate Rosse).
Divertente, nonostante lo stile "artigianale", la striscia senza nome (firmata, forse, Pet o Pat) in cui appare quattro volte un primo piano di Adolf Hitler (con canini da vampiro) che racconta come e perché è stato mandato all'inferno da San Pietro (a causa del suicidio nel bunker e non per altri... misfatti).

La striscia con Hitler


Spettacolare il fumetto in tre tavole “Le bombe fasiste” del Gamotta (risalente al 1972). Nell'Italia degli anni Settanta tali cariche esplosive possono essere “istruttorie” (piazzate a bella posta per poi aprire indagini contro gli ambienti neri), “didattiche” (evocate dagli studenti mariuoli per marinare la scuola), “d'arredamento” (fatte esplodere appositamente per far rifare con soldi pubblici le suppellettili obsolete delle sezioni PCI), “antifasciste” (messe sotto ai monumenti resistenziali in modo da far ricadere la colpa sui neri), “consumistiche” (diffuse anche nei negozi), “elettorali” (usate prima che il popolo italiano si rechi alle urne), etc. Lo sdegno per le “bombe fasiste” è unanime su tutta la stampa italiana, sui telegiornali e nell'arco costituzionale. La misura è colma e, secondo il Gamotta

a questo punto però una bomba la si metta sul serio… e grossa!

Le bombe fasiste del Gamotta



La seconda tavola della “Banda Balder” di Rémi proposta dalla “VDF” è in realtà la terza, datata marzo 1977. I nostri vichinghi identitari si scatenano stavolta contro gli “infami”. Uno dei protagonisti pronuncia il termine svedese “skansen”, che potrebbe far riferimento all'omonimo museo delle tradizioni che sorge a Stoccolma oppure a un tipo di fortezza medievale dei paesi nordici.


n. 18 - giugno 1978 (Un successo di Amnesty) 

Copertina non firmata dedicata ai Mondiali di calcio Argentina '78: appare un torturatore agli ordini di Videla (o così pare) che però non tocca gli occhi del torturato: si tratta di un “successo di Amnesty”, ovvero Amnesty International, organizzazione umanitaria globale di origini inglesi. 

Copertina del n. 18



Se nella prima striscia di Pet (?) il protagonista era Hitler, adesso abbiamo Himmler, il capo delle SS, che magnifica le bellezze dei suoi campi di concentramento beffandosi di una nullità come il Campo Hobbit; tra i fondatori di questa manifestazione annuale della destra identitaria (la prima si tenne nel giugno 1977 e la seconda esattamente un anno dopo) c'era proprio il Tarchi della “VDF”.


Poster del primo Campo Hobbit



Molto interessante la tavola autoconclusiva “London Jungle” (potrebbe essere la quinta della serie originale), scritta da Bravo e disegnata da Mixomatose, realizzata con uno stile che si inserisce nella scuola della “linea chiara” franco-belga. Siamo nella Londra contemporanea, una vera e propria "giungla urbana", in un quartiere abitato esclusivamente da neri (giamaicani); sui muri le scritte rimandano a un movimento BLM ante-litteram; sembra davvero di essere in Africa, tanto che un bianco, che attraversa il quartiere per incontrare un altro bianco, lo saluta dicendogli “il dottor Livingstone, presumo!”; il riferimento è allo storico incontro fra Stanley e Livingstone nel 1871, sulle sponde del Lago Tanganica. Il National Front (che gli abitanti della London Jungle equiparano al Nazismo) è un partito di destra radicale britannico.


La divertente "London Jungle" di Bravo e Mixomatose

Il logo del National Front britannico



Torna Crunch (dopo alcuni episodi firmati Frantz) ai disegni della serie “Scene di caccia”: graditissimi ospiti i “topi di fogna” di Jack Marchal! Siamo nell'ambiente dei circoli della destra identitaria giovanile: gli iscritti, le manifestazioni, le campagne di autofinanziamento, etc.; appare anche il figlio di Berlinguer (il segretario del PCI dal 1972 al 1984, anno della morte), che assomiglia in tutto e per tutto a Breznev (segretario del PCUS dal 1964 al 1982, anno della morte).

Il Ratto Nero di Marchal ospite e protagonista nella serie "Scene di caccia"

Berlinguer e Breznev



Segue una tavola autoconclusiva di Tomaselli, disegnata nel gulag di stato e intitolata Mezza tacca series presenta: Incontri ravvicinati di tutti i tipi; il riferimento è al celeberrimo film di Spielberg del 1977, ma gli “alieni” sono in questo caso i politici. Si riconoscono Renato Curcio (uno dei fondatori delle BR, Oreste Scalzone (forse), Francesco Cossiga (Ministro dell'Interno durante gli "anni di piombo"), Enrico Berlinguer, in piedi sulle spalle (o sulla gobba) di Giulio Andreotti, Ugo La Malfa, Pino Rauti, Amintore Fanfani, Massimo D'Alema (all'epoca segretario della FGCI); "i compagni che sbagliano" era una formula parzialmente assolutoria usata dalla sinistra parlamentare dell'epoca nei confronti dei terroristi di sinistra; c'è anche un riferimento a Julius Evola, con il libro Introduzione alla magia. Si tratta di una "Easy-Nazy Production", sorta di etichetta con la quale Tomaselli firmerà altri lavori sulla "Voce della Fogna".

I politici italiani nella tavola di Tomaselli



“La Banda Balder” di Rémi appare anche in questo numero, con una tavola autoconclusiva datata dicembre 1977 (forse la 12a della serie originale): a una manifestazione i Nostri inalberano cartelli con la scritta “Balder sarà vendicato”; si tratta di un riferimento all'inganno di Loki che provoca la morte di Balder (dio norreno che presta il nome alla rivista francese dalla quale proviene questa bd). Nella pagina seguente c'è anche una singola striscia del fumetto di Rémi: i vichinghi hanno respinto sul campo di battaglia l'ennesimo assalto dei loro nemici.
Tomaselli è stavolta presente con ben due strisce/colonna della sua serie su contestatori di ogni provenienza politica, poliziotti e agenti segreti: la prima vede protagonista un agente "infiltrato tra i fascisti"; la seconda mostra lo scontro verbale tra un barricadiero di estrema sinistra (entusiasta di BR e NAP) e uno della destra radicale.
Il n. 18 si chiude con la prima puntata di “Trama Nera”, scritta da tal Mister Misterius, rubrica di (auto)satira politica che usava i personaggi dell'universo di "Alan Ford" (collana della Editoriale Corno mirabilmente creata da Luciano Secchi nel 1969 con lo pseudonimo letterario di Max Bunker): è solo per questo suo (marginale ma non troppo) aspetto fumettistico che ci interessa parlare qui di “Trama nera”. A proposito del “misterioso” autore della rubrica, Marco Tarchi, nelle note dell'introduzione alla raccolta del 2019, affermava:

Non ho mai saputo chi abbia collaborato come Mister Misterius: i suoi pezzi me li consegnava Terracciano e non volle rivelarmene il nome.

Tarchi si riveriva a Carlo Terracciano, fiorentino, deceduto prematuramente nel 2005 a 57 anni; fu una delle massime autorità italiane negli studi di geopolitica. Nel 2008 il giornalista Nicola Rao, nel libro Il sangue e la celtica della Sperling, dedica a “Trama nera” un intero paragrafo del IV capitolo, con varie interviste ai protagonisti dell'epoca, compreso lo stesso Tarchi.

Julius Evola



Difficile dare un volto reale ai tanti pseudonimi che affollano "Trama Nera", fumettistici o no che fossero. Per quanto riguarda quelli che a noi più interessano, Il Number One, ovvero il Numero Uno della saga bunkeriana, il capo della banda di scalcinati 007, descritto come un vecchio in sedia a rotelle, dal nobile portamento e con monocolo, rimanda ovviamente a Julius Evola - il punto di riferimento filosofico più importante per la destra radicale italiana del dopoguerra e per la Nuova Destra - che cerca invano la sua tigre Kaliyughina: tutti gli rispondono Ghé-non, Ghé-non (“non c'è, non c'è”, in dialetto meneghino). Difficile davvero districarsi nel groviglio di calembour e di “inside jokes” (battute riservate agli “addetti” ai lavori: la “tigre” fa riferimento allo scritto evoliano Cavalcare la tigre; il Kali Yuga è il ciclo cosmico attuale in cui viviamo (estremamente negativo), secondo la tradizione indù (alla quale Evola spesso si ricollega); “Ghé-non” è René Guénon, il filosofo e scrittore tradizionalista francese di cui Evola fu allievo spirituale; etc.


René Guénon



Bob Rock (il detective nanerottolo con la mantellina alla Sherlock Holmes che graficamente era la caricatura del suo disegnatore, il bolognese Magnus) viene descritto come noto per il suo aspetto vagamente ciranesco (dove “ciranesco” fa riferimento sia al naso del personaggio, sia al Cirano, il bracco italiano che per tanti anni è la mascotte del Gruppo TNT); inoltre, per quanto riguarda il nome della banda di agenti segreti,

Bob Rock, constatata l'omogeneità del gruppo, cui fu deciso di dare la sigla TNT (Trasporti Non Tutelati), propose di fare azioni dimostrative sui treni…

In quanto ad Alan Ford, il personaggio principale della collana di Max Bunker, che in "Trama Nera" è un editore detto Sopranobile,

era un giovane sopra la media e dall'aspetto nobile (e questo, unito al suo carattere di persona notoriamente molto alla mano ed amante del prossimo, gli era valso il nomignolo). Caratteristica particolare: i suoi capelli bianchi.

Il "mistero" delle "vere" identità dei personaggi fumettistici e della "vera" identità di Mister Misterius rimane: ai posteri l'ardua sentenza!
 

n. 19 – ottobre 1978 (In Iran: i terremoti massacrano più degli imperatori!)

Copertina non firmata dedicata al terremoto in Iran del 16 settembre 1978 che colpì la zona di Tabas causando un numero imprecisato di morti (tra i 15.000 e i 25.000); poche settimane prima era iniziata nel paese la rivoluzione islamica che avrebbe portato all'uscita di scena dello Scià e all'arrivo al potere (nel gennaio 1979) di Khomeini. 

Copertina del n. 19, ottobre 1978



Nella sezione “Roto” della rubrica “Quando sento parlare di kultura…” si cita Nembo Kid (uno dei vecchi nomi italiani di Superman), lo pseudonimo usato da un ignoto giornalista del “Secolo d'Italia”, giornale del MSI. 
Tornano con una tripletta le spassose copertine “rifiutate dal direttore”, definito goliardicamente “lo stronzo”. Nella prima, dedicata al 1978, vediamo Pertini, (che venne eletto Presidente della Repubblica l'8 luglio) dire che quell'anno riserverà ancora sorprese – oltre all'uccisione di Aldo Moro (il 9 maggio, dopo 55 giorni in mano alle BR) e alla morte dei papi Paolo VI (6 agosto) e Giovanni Paolo (28 settembre; diventò Giovanni Paolo I quando, il 16 ottobre, salì al soglio pontificio Wojtyla, col nome di Giovanni Paolo II). Nella seconda il culo di una vacca “angosciata” dice che “il papa è morto”. Nella terza e ultima Satana invita a investire nell'Inferno perché “le azioni di Dio sono in calo costante”.

Le tre nuove cover "rifiutate dal direttore"


“Occidente 78” è una tavola autoconclusiva di provenienza francese, firmata Rat L'Bol; protagonista un borghese di famiglia comunista che trova nella chiesa e nei preti l'ambiente di “cameratismo” più adatto a lui. 
Nella striscia-colonna di Tomaselli torna il compagno rivoluzionario con la sua fedele P-38, ovvero la Walther P38 (la Pistole 1938), diventata arma corta ufficiale dell'esercito tedesco a partire dal 1940 e prodotta fino al 1978 anche in varie versioni civili. 
Pure “Il rammolito” è una tavola autoconclusiva d'Oltralpe, firmata però dall'ottimo Rémi: protagonisti alcuni “ratti” della destra radicale (secondo la lezione di Marchal) di due generazioni diverse; i “vecchi” ricordano i bei tempi dell'azione e degli scontri e si sono imborghesiti e rammolliti; i giovani, invece, piantano querce per farne dei bei manganelli fra vent'anni!

La striscia finale della tavola "Il rammollito" pubblicata sul n. 19



Si parla di fantascienza nella rubrica “In ascolto”:

Sapete cosa è nato? "Dimensione Cosmica". Il primo bimestrale di fantascienza e astronomia che osi calcare le orme della cultura differente. Una fanzine di 52 pagine, giunta di questi tempi al suo numero 3, disposta – con l'aiuto di qualche sapientone fantarivoluzionario – ad incrociare le armi con i vari "Robot", "Robota nervoso" et similia che da un po' di tempo a questa parte tentano di convincere persino gli abitanti del pianeta Venere ad aderire all'arco costituzionale. Opinioni su Guerre Stellari e Incontri ravvicinati del terzo tipo, un saggio siglato De Turris-Fusco su SF e mitologia, un paio di racconti brevi e una costellazione di recensioni si accavallano per i gusti dei nazionalsognatori. E dire che sarebbero tempi più che adatti per tenere i piedi sulla terra… Ma sia: nessun terreno è neutro, e cerchiamo una sortita anche da queste parti. Si annunciano Tolkien e fantasy all'orizzonte. Speriamo solo che di rivelazioni di extraterrestri ad agenti della CIA (vedi n. 2) non ce ne siano altre: non vorremmo che Vostro Onore la prendesse per un ennesimo indizio di ipotesi golpista finanziata da Mondale e Brzezinski e affidata questa volta ad una compagnia d'assalto della associazione arditi a riposo!

Il n. 3 di "Dimensione cosmica" (1978)



Torna “La banda Balder” di Rémi, con i nostri vichinghi intenti a far campagna politica anche con l'affissione di manifesti; anche qui si nota un po' una certa stanchezza nell'eroe…
Tomaselli (disegnando dall'Ucciardone, il carcere di Palermo) sforna "Little Demo in Nazyland”, prima parte delle disavventure oniriche di un democratico comunista che sogna di finire in una sorta di oscuro inferno nazista, risvegliandosi con un gran voglia di defecare per la paura (si tratta di una nuova "Easy-nazy production"). Il riferimento è alla prestigiosa serie fumettistica "Little Nemo in Slumberland" (diventata poi "In the Land of Wonderful Dreams"), pubblicata da Winsor McCay (pioniere del fumetto e del cartone animato) in strabilianti tavole domenicali a colori sui giornali americani dal 1905 al 1913; si tratta di uno dei prototipi del fumetto moderno; il piccolo protagonista, Little Nemo, era un bambino che viveva incredibili sogni e incubi, per risvegliarsi di soprassalto nel proprio letto alla fine di ogni tavola.


Sopra: la prima tavola della serie "Little Demo in Nazyland" del Tomaselli. Sotto: una tavola di "Little Nemo in Slumberland" di McCay



Chiude la “parte fumettistica” del 19esimo numero la seconda puntata di “Trama nera” di Mister Misterius: vengono nuovamente citati i personaggi di punta del Gruppo TNT: Alan Ford, Bob Rock e il Numero Uno.


n. 20 – dicembre 1978 (XXX anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo)

Dopo tre numeri torna in copertina Jack Marchal, con l'opinione di un esponente della “classe intellettuale africana” (laureato ad Harvard) sul documento approvato dalle Nazioni Unite nel dicembre del 1948.

La copertina del n. 20. Disegno di Marchal



Ecco di nuovo “Il rammollito” di Rémi. I “ratti” della destra radicale sono reduci da un volantinaggio dove hanno beccato un “martire della democrazia”, un compagno che aveva tentato invano di opporsi alla diffusione di idee alternative.
L'Amiko ke sai, ovvero Franco Cardini, nella rubrica nostalgica “Come eravamo”, evoca Tolkien in riferimento alla filosofia della rivista “La Voce della fogna”:

La "VDF", oltre ad essere per noi un altro quel che avrebbe potuto essere, è un qualcosa – e un qualcuno – intorno alla quale noi vecchie talpe possiamo raccoglierci: quella che sembra la fogna potrebb'essere in realtà la Contea, mentre fuori, nella terra di Mordor, dove l'ombra cupa scende, i borghesacci bianchi, verdi, rossi o grigio-doppiopetto che siano consumano i loro tristi fasti. Sì: eretici di molte eresie, noi continuiamo a stare con gli eretici. (…) Una sera qualcuno busserà alla nostra porta, arriverà un hobbit e chiederà una torta, poi un altro e chiederà un'altra torta, e quando le torte saranno finite ci metteremo in cammino (da' retta nano, come diceva Legolas, tu ci sarai, vero?)… verso l'ultima barricata o verso Berlino in fiamme e verso Monte Fato o verso non-importa-che-cosa, perché chi nasce hobbit lo resta per tutta la vita, e può anche travestirsi da professore o da finlandese, da topo o da renna, da orbettino o da radicale o da qualunque altro animale; non conta gli restano i segni. Il piede peloso, la voglia di torte e di vino, la paura di partire e la voglia struggente di vedere nuovi orizzonti e di contemplare altri cieli, il nostro onore che si chiama fedeltà. 

Quel "finlandese" evocato da Cardini è Luigi De Anna (barese, classe 1946, professore, esperto in filologia ugrofinnica, tradizioni europee e in storia della Finlandia, dove si è trasferito da anni portando alta la bandiera della cultura italiana in Scandinavia); sul n. 20, con lo pseudonimo il Re di Thule, firma un ficcante saggio, Andiamo per elfi, dove descrive caratteristiche, vite e abitudini di questi particolari rappresentanti del Piccolo Popolo, dividendoli in Elfi della Luce, Sidhe (specie di fate), Elfi dell'Oscurità ed Elfi del Crepuscolo.

I vichinghi si aspettano di vedere un busto di Hitler, mentre in realtà Arno Breker ha scolpito un ritratto di Stalin!


“La banda Balder” di Rémi ospita stavolta la versione vichinga del tedesco Arno Breker (1900 - 1991), lo straordinario scultore neoclassico dell'era nazionalsocialista, che vide distrutte dagli Alleati nel Dopoguerra quasi tutte le sue opere, e le ricreò tutte; Breker deve scoprire un suo nuovo busto e dai commenti dei Nostri sembra che debba apparire una raffigurazione di Adolf Hitler; viene invece svelato un ritratto di Stalin, perché "bisogna pur vivere" (che comunque fu grande ammiratore di Breker). Vediamo dunque che quella del "vichingo" è per Rémi solo una metaforica maschera per rappresentare l'attivista di destra, l'umo di area, etc.


Arno Breker definito "lo scultore ariano" su una rivista del 1971



Nella rubrica “In ascolto” appare la sezione “tolkieniana” nella quale si informano i lettori delle ultime novità su Tolkien, in saggistica e altro.
Nuova puntata del “Rammollito” di Rémi, direttamente dalla rivista “Balder” (con tanto di copyright): i ratti si scontrano con i “compagni” facendone polpette e intanto dissertano sul fatto che il loro capo non vuole che leggano libri.
Seconda puntata del “Little Demo in Nazyland” di Tomaselli; il solito compagno cacasotto sogna di cadere per strada in un agguato dei neofascisti che gli versano ai piedi una tanica di benzina e gli danno fuoco; il riferimento è forse al tragico rogo di Primavalle del 1973, quando alcuni elementi di Potere Operaio incendiarono con la benzina l'appartamento di Mario Mattei, dirigente locale del MSI romano, uccidendo due dei suoi sei figli (Virgilio di 22 anni e Stefano di 8).
Chiude il n. 20 la terza puntata di “Trama nera” di Mister Misterius, dove i personaggi bunkeriani del Gruppo TNT giocano un grande ruolo nel “raccontare” in chiave di satira i presunti progetti golpisti della “destra eversiva”.


Francesco Manetti